Questo articolo nasce come comunicazione interna per gli associati SIM Marina, perché contiene analisi tecniche e valutazioni che condividiamo abitualmente all’interno della nostra comunità.
Oggi, abbiamo scelto di offrire a ogni collega della Marina Militare e della Guardia Costiera una lettura chiara e trasparente di ciò che è accaduto nel contratto 2025–2027.
Gli associati ricevono il lavoro completo che accompagna ogni fase della contrattazione. Questa pubblicazione ne è una sintesi, condivisa oggi per garantire informazione corretta a chi vive ogni giorno la realtà operativa della Forza Armata.
Questa news non è un riepilogo. È il passo successivo. Chi desidera rileggere le posizioni già espresse dal SIM Marina può consultare:
• la news del 14 luglio – “Contratto militari: SIM Marina non firma. La dignità dei militari non si baratta”,
• la news del 18 luglio – “Richiesto incontro urgente al Ministro della Difesa”.
• La raccolta di tutte le notizie su questo contratto
La verità che nessuno ha detto
Qui spieghiamo ciò che è accaduto davvero, ciò che è stato perso, ciò che abbiamo difeso, ciò che vogliamo costruire per i colleghi nei prossimi mesi e anche ciò che non accetteremo mai.
Il contratto 2025–2027 è stato firmato. Non da noi.
E non perché “siamo contrari”, non perché “siamo duri”, non perché “siamo diversi”. Ma perché non si firma ciò che non tutela i colleghi, e perché non si accetta che la specificità venga trattata come un’etichetta e non come un valore da finanziare.
Il contratto è nato senza risorse, senza una visione per la specificità e con una tempistica lampo che non ha permesso un confronto serio.
Quando il tavolo si è aperto, la proposta iniziale del Governo era questa:
- 80% delle risorse sulla parte fissa,
- 20% sulla parte accessoria.
Significava non recuperare il potere d’acquisto, non confermare l’aumento minimo di 100 euro come nel contratto 22-24, non garantire un sostegno adeguato alla vita operativa, non tutelare il personale sotto tabella. Un’impostazione che avrebbe fatto arretrare tutto il comparto.
Nonostante questo, si è chiesto di firmare subito, senza un euro in più, senza impegni concreti e senza una norma. E questo nonostante il SIM Marina avesse avvisato dall’inizio il Governo che, senza un mandato politico serio e senza risorse aggiuntive, il risultato sarebbe stato quello di generare malumore nel personale.
Un contratto con risorse insufficienti
Lo abbiamo ribadito più volte e lo abbiamo scritto con assoluta chiarezza nella missiva del 9 marzo: un contratto privo di risorse aggiuntive e di un indirizzo politico chiaro non può essere percepito come un segnale di vicinanza al personale.
Senza risorse dedicate e senza un tavolo sulla previdenza dedicata, la contrattazione diventa un atto formale, non un investimento sulla specificità militare.
In quella missiva — che invitiamo a rileggere — avevamo già indicato con precisione:
- il rischio di una chiusura frettolosa,
- il malumore che avrebbe generato,
- la necessità di integrare risorse nella Legge di Bilancio,
- l’urgenza di avviare un tavolo congiunto sulla previdenza dedicata,
- l’importanza di un indirizzo politico chiaro,
- che una firma anticipata avrebbe fatto perdere al tavolo l’unica leva utile,
- l’esigenza di incrementare stabilmente il FESI fino a una mensilità aggiuntiva strutturale.
Avevamo le idee chiare già in autunno 2025. E lo avevamo scritto, nero su bianco.
Come SIM Marina abbiamo contrastato scelte dannose per i colleghi. Ma ciò che è rimasto non è sufficiente, non è adeguato e non meritava la firma.
Abbiamo portato la parte fissa al 94%, evitando un danno enorme per i colleghi. Abbiamo difeso la dignità retributiva e ribadito che la specificità non può essere finanziata con risorse marginali: servono investimenti veri, strutturali, dedicati.
Senza risorse aggiuntive, la specificità resta una parola, non un beneficio concreto.
Il problema non era la distribuzione. Il problema erano le poche risorse.
Il governo ha messo 8 milioni in meno rispetto al contratto precedente
Contratto 2022–2024: 448 milioni lordo Stato
Contratto 2025–2027: 440 milioni lordo Stato
8 milioni in meno, ma
- l’inflazione continua a crescere.
- il potere d’acquisto è eroso.
- la specificità non è valorizzata.
- la previdenza dedicata è scomparsa.
Qui trovi la nostra tabella riepilogativa degli importi del contratto 2025–2027
Qui trovi l’accordo contrattuale completo 2025–2027 con chi ha firmato
Un aumento che non copre l’inflazione non è un aumento
Si parla molto dell’aumento previsto dal contratto 2025–2027, ma un aumento “sulla carta” non basta: se non copre l’inflazione, il personale continua a perdere potere d’acquisto.
Un esempio concreto:
- stipendio medio: 2.000 euro,
- inflazione degli ultimi anni: circa 17%,
- perdita reale: 340 euro al mese.
Se il contratto porta un aumento di 100 euro, quel collega non guadagna di più, ha perso 240 euro al mese di potere d’acquisto reale, anche se sulla carta c’è un aumento.
E non è finita: l’inflazione prevista 2027–2028 è destinata a crescere ancora, con ulteriori euro erosi ogni mese dalle buste paga.
In totale, tra inflazione passata e inflazione prevista, il personale rischia di perdere oltre 300 euro al mese, a fronte di un aumento che non copre neppure la metà di ciò che è stato eroso.
Ecco perché era opportuno non chiudere il contratto: dire “c’è l’aumento, quindi va firmato” è fuorviante. Un aumento che non copre l’inflazione non migliora la vita dei colleghi, la peggiora.
E questa perdita non è temporanea: il prossimo contratto arriverà tra non meno di tre/quattro anni, e fino ad allora il potere d’acquisto continuerà a scendere.
Differenza tra il contratto 2022–2024 e il 2025–2027
È vero che nel contratto 2025–2027 è stato ottenuto un aumento di circa 100 euro, come nel contratto 2022–2024.
Ma i due contratti non sono paragonabili.
Nel 2022–2024 la trattativa si è chiusa a fine triennio, aperta ad aprile 2024 con APCSM appena insediate, senza alcuna possibilità di:
- ottenere risorse aggiuntive in una futura Legge di Bilancio,
- sfruttare un contesto politico favorevole,
- avere una leva contrattuale reale.
Non c’erano elezioni imminenti, non c’erano margini politici: il ciclo era finito.
Il contratto 2025–2027, invece, si è chiuso proprio quando:
- stava arrivando la Legge di Bilancio 2027,
- c’erano elezioni alle porte,
- il comparto aveva una leva politica concreta.
Per questo ottenere 100 euro nel 2025–2027 non è un risultato: è un’occasione persa!
La verità sulla previdenza dedicata: un impegno cancellato
La previdenza dedicata non è un tema nuovo: era già stata inserita come impegno nel contratto 2022–2024. Un impegno chiaro, scritto, formalizzato.
👉Leggi qui impegno previdenza dedicata 2022–2024
Nel contratto 2025–2027, invece, quell’impegno è stato cancellato. Al suo posto è stato inserito un “tavolo di verifica in materia previdenziale”, una formula interlocutoria che non garantisce nulla al momento:
- senza risorse,
- senza tempi,
- senza contenuti,
- con un Governo a fine mandato, quindi privo del tempo politico necessario per una riforma strutturale.
👉 Leggi qui impegno generico sulla previdenza 2025-2027
La differenza è evidente:
- prima c’era un impegno scritto,
- ora c’è un tavolo di verifica che rimanda tutto a data da destinarsi.
E questo nonostante SIM Marina avesse chiesto, già a inizio contrattazione, un tavolo separato, risorse dedicate e un mandato politico chiaro.
Ora il comparto si ritrova a inseguire nuovamente l’obiettivo della previdenza dedicata, perdendosi in tecnicismi e tavoli interlocutori proprio mentre è in corso la Legge di Bilancio 2027: il momento in cui servirebbero già certezze, non confronti o rinvii.
Gli addendum 2022–2024: 26 impegni congelati fino al 2029-2030
Gli addendum del contratto 2022–2024 contenevano 26 impegni precisi, molti dei quali riguardavano temi fondamentali per i colleghi.
👉 Leggi qui gli impegni del contratto 2022–2024
Di questi 26 impegni, il 95% non è stato attuato.
Lo Stato Maggiore della Difesa, su nostra richiesta, ha informato che la mancata attuazione è dovuta a:
- assenza di risorse,
- assenza di norme contrattuali,
Con la firmadel contratto 2025–2027:
- tutti questi impegni vengono congelati,
- non saranno recuperabili prima del contratto 2028–2030,
- dovranno essere ripresentati da zero, come se non fossero mai esistiti.
Questo significa che resteranno inattuati, tra gli altri, questi interventi economici:
- aumento dell’indennità notturna di navigazione a 18,00 euro,
- aumento dell’indennità operativa di base
- aumento dell’indennità di imbarco al 190%,
- introduzione dell’indennità supplementare per i sommergibilisti,
- eliminazione della sperequazione art. 19 del DPR 52/2025,
Significa perdere almeno quattro anni di tutele. E non per colpa nostra. Ma perché si è scelto di firmare un contratto che non recupera, non attua e non valorizza ciò che era già stato delineato
Il tema delle indennità: il tavolo giusto era il contratto, non il fesi
Per la fretta di chiudere il contratto, non si è voluto trattare il tema delle indennità.
Ora il rischio è evidente:
le sigle che hanno firmato saranno le uniche chiamate a trattare il FESI nei prossimi due/tre anni, sempre se tali sigle firmatarie saranno rappresentative al 31.12.2027
Ci chiediamo se cercheranno di risolvere tramite il FESI ciò che non è stato risolto nel contratto. Questo è un errore gravissimo.
Il FESI non è nato per:
- perequazioni,
- indennità mancanti,
- indennità specialistiche,
- indennità operative,
- indennità di vita di mare.
Il FESI è il risultato del lavoro collettivo, legato alla produttività. Snaturarlo significa:
- indebolire il sistema,
- indebolire il progetto degli ultimi anni,
- creare disparità,
- confondere strumenti diversi,
- penalizzare chi produce,
- trasformare il FESI in un contenitore di ciò che non è stato fatto nel contratto.
Le indennità si trattano nel contratto. Non nel FESI.
Un adeguamento del 5,4% è un valore da pubblico impiego, non da comparto difesa
Il contratto 2025–2027 porta un incremento medio del 5,4%, identico ai contratti del pubblico impiego. Ma noi non siamo pubblico impiego.
La specificità significa:
- turni e reperibilità continuativa,
- prontezza operativa h24,
- impieghi fuori sede,
- responsabilità elevate,
- rischio operativo costante,
- disponibilità immediata,
- mettere a rischio la propria vita nell’adempimento del dovere.
La specificità è un aggravio di condizione di lavoro e va finanziata.
Se il Governo non vuole finanziare la specificità, deve avere il coraggio di dirlo.
La specificità non finanziata è mancanza di rispetto verso gli appartenenti alle Forze Armate.
Gli impegni del Governo nel contratto 2025–2027: formule ambigue, non misure concrete
Gli impegni del Governo, così come scritti nel contratto, sono stati formulati con espressioni interlocutorie, non vincolanti, senza risorse, come:
- “valutare ove possibile”,
- “compatibilmente con le risorse disponibili”,
- “verificare l’opportunità”,
- “avviare un confronto”,
- “approfondire il tema”,
- “monitorare l’evoluzione”.
👉 Leggi qui gli impegni del Governo nel contratto 2025–2027
Non sono misure. Sono formule.
Non sono decisioni. Sono intenzioni.
Non sono risorse. Sono promesse.
Ed anche per questo motivo non abbiamo firmato il rinnovo contrattuale.
La strategia del SIM Marina: la rotta che avrebbe cambiato tutto
La nostra strategia era chiara:
- arrivare a ottobre con il contratto ancora aperto,
- costringere Governo e opposizione a finanziare davvero specificità, previdenza dedicata e FESI,
- ottenere risorse aggiuntive nella Legge di Bilancio 2027,
- sfruttare l’ultima Legge di Bilancio della legislatura,
- sfruttare il contesto pre‑elettorale,
- ottenere misure concrete, non dichiarazioni di principio,
- ottenere risorse vere, non impegni ambigui come quelli sottoscritti nel contratto 2025–2027,
- evitare promesse, valutazioni “ove possibili” e formule interlocutorie prive di effetti reali.
Per una volta, il comparto Difesa aveva una leva politica reale.
La nostra linea era semplice: tenere aperto il contratto fino alla Legge di Bilancio 2027, quando Governo e opposizione non avrebbero potuto ignorare la specificità, la previdenza dedicata, il FESI e le indennità ferme da anni. Era l’unico momento in cui il comparto poteva ottenere vere risorse aggiuntive, non impegni vaghi, non formule come “valutare ove possibile”, non promesse senza copertura.
Per la prima volta avevamo una forza contrattuale concreta.
E ingenuamente si è scelto di chiudere il contratto con una firma anticipata.
Ha chiuso il contratto nel momento sbagliato, nel contesto sbagliato, con le risorse sbagliate. Ha lasciato il personale senza ciò che poteva essere ottenuto.
Ora ci tocca lavorare ancora più intensamente per cercare di ottenere obiettivi prefissati, concreti e misurabili, non promesse.
La rotta futura di SIM Marina: tutela attiva, non rassegnazione
La rotta del SIM Marina non cambia:
- difesa del potere d’acquisto,
- monitoraggio e interventi sulla Legge di Bilancio,
- previdenza dedicata come priorità assoluta,
- incremento strutturale del FESI,
- valorizzazione reale della specificità,
- tutela del personale sotto tabella,
- richiesta di un tavolo politico vero,
- contrattazione trasparente, non frettolosa.
Non accetteremo mai contratti che non tutelano il personale.
La nostra scelta è stata a favore del personale della Marina Militare
La nostra scelta non è stata contro qualcuno: è stata a favore dei colleghi. Il contratto 2025–2027 non valorizza la specificità, non tutela il potere d’acquisto, non avvia la previdenza dedicata, non attua gli impegni del contratto precedente, non risponde alle esigenze della Marina Militare e della Guardia Costiera. La firma anticipata ha tolto al comparto l’unica leva politica che aveva: la Legge di Bilancio 2027.
SIM Marina non ha accettato questa logica. SIM Marina ha detto NO.
E continuerà a dirlo ogni volta che la dignità dei militari verrà messa in secondo piano.
Chi crede nella dignità dei militari non resta spettatore.
Le battaglie che abbiamo descritto — specificità da finanziare, potere d’acquisto da tutelare, previdenza dedicata da avviare, indennità da aggiornare, impegni da rendere reali — non si vincono da soli. Si vincono con una comunità che partecipa, che sostiene una rappresentanza capace di dire la verità, di non firmare ciò che non tutela il personale e di pretendere risorse vere, non formule ambigue.
Se condividi questa linea, unisciti a noi.
La tutela non è spettatrice: è partecipazione. Ogni collega che entra nel SIM Marina rafforza una voce che non arretra, non si accontenta e non accetta compromessi al ribasso.