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Previdenza dedicata per i militari: la politica si muove. Servono risorse e tempi certi

La previdenza dedicata per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza torna al centro del confronto politico. Le recenti dichiarazioni del Senatore Maurizio Gasparri, del Sottosegretario alla Difesa Matteo Perego e dell’Onorevole Nino Minardo, presidente della Commissione Difesa della Camera, confermano che la questione è ormai entrata nell’agenda delle priorità istituzionali.

Una questione che SIM Marina considera da tempo fondamentale e che, tuttavia, non può più rimanere confinata nel perimetro degli annunci e delle dichiarazioni d’intenti.

Proprio il tema della previdenza è stato al centro del 3° Congresso nazionale di SIM Marina svolto ad Ancona.

Le aperture della politica: adesso occorrono fatti

Il 25 ottobre, il senatore Maurizio Gasparri ha ribadito l’impegno di Forza Italia per arrivare a una soluzione definitiva della previdenza dedicata per i comparti Difesa e Sicurezza. Nel suo intervento ha dichiarato che un finanziamento di 480 milioni di euro distribuiti nell’arco di dieci anni, possa essere sostenibile.

Il 27 ottobre, il Sottosegretario alla Difesa Matteo Perego ha sottolineato che riconoscere la specificità del personale militare significa assicurare interventi concreti, anche sul piano economico e previdenziale. Ha inoltre richiamato il primo tavolo tecnico dedicato alla materia, svoltosi il 13 ottobre presso il Dipartimento della Funzione Pubblica.

Nella stessa direzione si è espresso l’onorevole Nino Minardo, presidente della Commissione Difesa della Camera, chiedendo che la legge di bilancio rafforzi il fondo istituito nel 2022 per dare una risposta strutturale alle esigenze previdenziali dei militari e delle Forze di polizia. Minardo ha evidenziato le criticità di un sistema contributivo che rischia di penalizzare chi svolge professioni caratterizzate da rischi, vincoli operativi e limiti ordinamentali di età.

Sono segnali politici importanti, che dimostrano come il problema sia riconosciuto ai più alti livelli istituzionali. Ma tra il riconoscimento di una criticità e la sua soluzione esiste ancora una distanza che deve essere colmata.

Perché la previdenza dedicata è indispensabile

Il personale militare non può essere valutato esclusivamente attraverso i parametri previdenziali applicati alla generalità dei lavoratori.

La specificità del servizio, la disponibilità permanente, i rischi connessi all’impiego operativo, i vincoli di carriera e i limiti di età previsti dagli ordinamenti rendono necessario un sistema capace di considerare le caratteristiche effettive della professione militare.

Il problema riguarda in modo particolare chi è stato arruolato dopo il 1° gennaio 1996 e ricade interamente nel sistema contributivo. In questi casi, il trattamento pensionistico dipende dai contributi accumulati e dai coefficienti di trasformazione, con possibili effetti penalizzanti per chi lascia il servizio a un’età inferiore rispetto a quella di altri lavoratori.

Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di garantire equità previdenziale e proporzionalità tra il servizio prestato e la tutela riconosciuta al termine della carriera.

La previdenza dedicata deve quindi diventare uno strumento concreto per compensare gli effetti delle peculiarità ordinamentali e professionali del Comparto Difesa e Sicurezza.

Il fondo esiste. Ora deve produrre risultati

Il riferimento normativo di partenza è l’articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, che ha previsto un fondo destinato a interventi perequativi e previdenziali per il personale interessato.

Il nodo, oggi, è rendere effettivamente operative le risorse e definire gli strumenti necessari a garantire benefici previdenziali reali, attraverso regole chiare e modalità di applicazione definite.

L’avvio del confronto tecnico presso la Funzione Pubblica rappresenta un passaggio significativo, ma non può essere considerato il traguardo.

Servono un percorso definito, scadenze verificabili, adeguati finanziamenti e una soluzione normativa che consenta al personale di comprendere quali benefici saranno riconosciuti, a chi saranno destinati e con quali modalità.

È altrettanto importante evitare che la previdenza dedicata venga confusa con la sola previdenza complementare. Si tratta di strumenti che possono concorrere alla tutela del futuro pensionistico, ma che devono essere valutati nella loro specificità, senza rinviare la soluzione delle criticità legate al sistema contributivo.

SIM Marina: una battaglia che abbiamo già portato ad Ancona

Per SIM Marina la previdenza non è un argomento emerso soltanto con le recenti dichiarazioni politiche. È una priorità che il sindacato ha portato avanti nel confronto istituzionale e contrattuale, chiedendo attenzione specifica per il futuro pensionistico del personale militare.

Il tema è stato affrontato anche in occasione del 3° Congresso Nazionale di SIM Marina, svoltosi ad Ancona il 23 ottobre 2026, e approfondito nel nostro articolo “3° Congresso Nazionale di SIM Marina: formazione e previdenza, opportunità e diritti”, pubblicato il 26 ottobre.

Nel corso dei lavori è stata ribadita la necessità di investire sul personale, sulla formazione e sulle tutele che accompagnano l’intera vita professionale del militare. La previdenza rappresenta una componente essenziale di questo percorso: non è una questione da affrontare soltanto alla vigilia del congedo, ma una garanzia da costruire durante tutta la carriera.

SIM Marina ha inoltre sostenuto la necessità di un confronto dedicato, con obiettivi chiari e tempi certi, affinché la questione previdenziale non rimanga subordinata alle altre esigenze della contrattazione.

La nostra posizione è semplice: il personale che garantisce quotidianamente la sicurezza del Paese merita certezze anche sul proprio futuro.

Dalle dichiarazioni alle decisioni: il Governo dia risposte

Le recenti prese di posizione di Gasparri, Perego e Minardo rappresentano un’opportunità per accelerare il percorso. Adesso è necessario che il Governo e il Parlamento traducano gli impegni annunciati in decisioni verificabili.

SIM Marina continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del confronto, chiedendo che le risorse siano adeguate, che il fondo trovi concreta applicazione e che il sistema previdenziale tenga realmente conto della specificità del servizio militare.

Non bastano nuovi tavoli se non sono accompagnati da risultati. Non bastano gli stanziamenti annunciati se non vengono definiti strumenti capaci di produrre benefici effettivi. E non bastano le dichiarazioni di riconoscenza verso chi indossa l’uniforme se queste non si traducono in diritti e tutele.

La previdenza dedicata non è un privilegio: è una questione di equità, dignità professionale e riconoscimento della specificità militare.

SIM Marina continuerà a sostenere questa battaglia, perché il servizio allo Stato non termina con l’ultimo giorno di uniforme. Il rispetto per chi ha servito il Paese deve accompagnarlo anche nella fase successiva della sua vita.

Approfondimenti correlati:

3° Congresso Nazionale SIM Marina

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