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Piano Casa e alloggi della Difesa: serve un sistema alloggiativo unico e interforze, non nuove sigle

Il SIM Marina lancia l’allarme sul DL 66/2026: “Superare la frammentazione, avviare il censimento digitale e includere i sindacati”

Il dibattito sul decreto-legge n. 66/2026 (il cosiddetto “Piano Casa”), recentemente approvato dalla Camera e ora al vaglio del Senato per la conversione in legge entro il termine tassativo del 6 luglio, segna un punto di svolta per il comparto Difesa, ma apre al contempo un profondo fronte di discussione interna.

Per la prima volta, infatti, il provvedimento include in modo esplicito il personale delle Forze Armate tra i destinatari prioritari degli immobili a canone calmierato: un principio giudicato positivamente dal SIM Marina (Sindacato Italiano Militari Marina), che tuttavia denuncia forti criticità nella formulazione attuale del testo, il quale rischierebbe di frammentare ulteriormente il sistema anziché unificarlo.

In questa fase, il Parlamento e il Governo stanno valutando le richieste di modifica presentate dalle diverse forze politiche e dalle parti sociali (comprese le associazioni sindacali del personale militare e civile) che chiedono correzioni sul sistema di assegnazione e sulla gestione degli alloggi demaniali e di servizio.

L’errore delle “sigle” e il caso degli alloggi ASET

La principale obiezione sollevata dal SIM Marina riguarda l’introduzione dell’articolo 9-bis, che istituisce una disciplina specifica e dedicata esclusivamente agli alloggi di servizio dell’Arma dei Carabinieri. Attraverso questa norma nasce una nuova categoria di immobili destinati a soggiorni temporanei: gli ASET (Alloggi di Servizio ad Uso Temporaneo). Questi spazi saranno assegnati in via prioritaria al personale dell’Arma e solo in via del tutto residuale, per motivate necessità, agli altri componenti del comparto.

Secondo il sindacato, questa scelta rappresenta l’ennesima creazione di una “sigla riservata” a una singola componente, lasciando il resto della Difesa — inclusa la Marina Militare — privo di soluzioni strutturali e perpetuando una divisione anacronistica tra le diverse Forze Armate.

Cos’è il DL 66/2026 “Piano Casa”?

Il decreto-legge varato dal Governo italiano punta a mitigare l’emergenza abitativa nazionale attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente, la rigenerazione urbana e l’ampliamento dell’offerta di alloggi a canone calmierato. Nel testo, l’esecutivo ha voluto inserire misure specifiche volti a garantire risposte rapide al disagio abitativo delle fasce svantaggiate e dei dipendenti pubblici soggetti a frequenti trasferimenti per ragioni di servizio, come appunto i militari.

L’emergenza nelle aree metropolitane e il disagio del personale

La carenza di alloggi ha raggiunto livelli critici, in particolare nella Città metropolitana di Roma Capitale e nei grandi centri urbani, dove la pressione del mercato immobiliare rende insostenibili i canoni di locazione per i canoni stipendiali del personale in uniforme.

La denuncia del sindacato fotografa una realtà pesante: oggi molti militari sono costretti a fruire di periodi di licenza forzata in attesa che si liberino posti letto o alloggi di servizio, pur di poter adempiere agli obblighi di trasferimento e di servizio disposti dall’amministrazione. Un paradosso che mina il morale del personale e l’efficienza stessa delle funzioni svolte per conto dello Stato.

Il recupero degli immobili demaniali dismessi

A fronte di questa emergenza, la soluzione immediata risiede nel patrimonio esistente. Il Ministero della Difesa possiede un ampio portafoglio di immobili, caserme e infrastrutture logistiche da anni dismesse o inutilizzate, diffuse capillarmente anche nella Capitale. Il SIM Marina chiede un’azione immediata di censimento e riadattamento di tali strutture. Prima ancora dei grandi progetti di rigenerazione edilizia di lungo periodo, è necessario risanare l’esistente , per restituire dignità logistica immediata alle donne e agli uomini dello Stato.

Verso un sistema unico e interforze: la proposta del Censimento Digitale

La linea del SIM Marina è netta: occorre unificare, non moltiplicare.

Per superare lo stallo logistico non si richiedono grandi investimenti in nuove cementificazioni, bensì una profonda riforma organizzativa fondata sulla digitalizzazione.

Queste le principali proposte:

  • Superamento delle barriere tra Forze Armate: Un marinaio deve poter accedere agli alloggi gestiti dall’Esercito o dall’Aeronautica (e viceversa) esclusivamente in base alla sede di servizio e all’effettiva esigenza logistica.
  • Istituzione del Censimento Digitale Unico: Una piattaforma centralizzata a livello di Ministero della Difesa capace di mappare in tempo reale lo stato degli alloggi e di assegnarli in totale autonomia e trasparenza, scardinando le vecchie logiche di proprietà delle singole Forze Armate.
  • Criteri basati sul bisogno e non sull’incarico: Il sindacato chiede di superare la logica arcaica che lega l’assegnazione dell’alloggio al grado o alla funzione specifica, un meccanismo che finisce paradossalmente per favorire chi avrebbe già le risorse per sostenere il mercato privato, penalizzando le categorie economicamente più deboli.

Il nodo del confronto sindacale: serve un vero dialogo

Infine, il SIM Marina esprime forte rammarico per le modalità di definizione del testo normativo, lamentando la totale assenza di una reale e preventiva interlocuzione con le Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM). Il coinvolgimento dei sindacati avrebbe permesso di portare al tavolo tecnico proposte pragmatiche e vicine alle reali necessità quotidiane dei lavoratori in divisa.

Il sindacato assicura che non si fermerà e che porterà queste istanze urgenti — orientate all’equità, alla trasparenza e all’approccio interforze — all’interno di tutte le future sedi di concertazione e nelle prossime fasi contrattuali, affinché il Piano Casa diventi una reale opportunità per tutti e non un elemento di ulteriore divisione.

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