Un arretramento rispetto alla disciplina del 2015
Vita vissuta scolpita nella fatica
Ci sono marinai (uomini e donne) che il mare ha forgiato prima ancora che un grado lo certificasse. Quindici anni, venti, a volte più: spesi tra il rollio delle unità navali e la disciplina ferrea dei Comandi a terra. Non sono numeri su un foglio. Sono vita vissuta, competenza scolpita nel sudore.
A quei colleghi — ai Sottocapi Scelti, ai Sottocapi di 1ª Classe di lungo corso, a tutti coloro che hanno dato alla Forza Armata il meglio della loro professionalità — la Marina deve oggi una risposta chiara. Non un’ambiguità.
La nuova direttiva della Marina Militare: per SIM Marina una vittoria a metà
Il 2 luglio scorso lo Stato Maggiore della Marina ha diramato il dispaccio n. 61055, la nuova “Politica di impiego dei Graduati in servizio permanente“. Un atto pensato per coronare un percorso di valorizzazione avviato da anni — dal Corso di Aggiornamento Professionale per Graduati alla revisione delle Tabelle Organiche — con l’obiettivo di restituire dignità e sostanza al ruolo.
Un principio che questa Organizzazione sostiene da sempre e che, in linea di massima, accoglie con favore: è scritto nero su bianco che chi ha raggiunto la qualifica apicale non deve più piegare la schiena in mansioni di pura manovalanza. Ma una vittoria a metà rischia di somigliare a una sconfitta.
Il confronto con la precedente disposizione: un arretramento rispetto al 2015
Confrontando il nuovo dispaccio con la Direttiva del Capo di Stato Maggiore n. 4 del 2015 — in vigore per un decennio — emerge però un’incongruenza che questa Organizzazione non può tacere, e che ha già formalmente segnalato allo Stato Maggiore.
La Direttiva del 2015 faceva riferimento ad “anzianità e professionalità posseduta” come criterio per l’assegnazione degli incarichi: un principio ampio, che valorizzava l’esperienza maturata in anni di servizio, non solo il grado raggiunto sulla carta. Il dispaccio di oggi restringe invece la tutela alla sola qualifica apicale.
L’attuale situazione: tra competenze e mansioni esecutive
Oggi, dopo la recente regolamentazione chi non ha ancora l’ultima qualifica, pur con anni di mare alle spalle, resta esposto — ancora una volta — a scope e decespugliatori.
Sia chiaro: non chiediamo un privilegio, né un riguardo assistenziale per risparmiare fatica a chi è più anziano. Sarebbe una lettura riduttiva, quasi offensiva. Qui si tratta di buon senso organizzativo, di ottimizzazione delle risorse umane: sprecare in mansioni esecutive la competenza di un Graduato con vent’anni di mare alle spalle non tutela il lavoratore. Disperde capitale professionale che la Forza Armata non può permettersi di buttare via.
Ieri si guardava all’anzianità perché ad essa si accompagnava la competenza. Oggi si guarda al solo grado. Un passo indietro rispetto a un impianto già più maturo — scritto undici anni fa.
L’esternalizzazione della manovalanza: un silenzio pesante
E c’è un secondo silenzio, altrettanto pesante. La Direttiva del 2015, al punto 3.a, era netta: se le risorse finanziarie non consentono di ricorrere all’impresa privata, per le mansioni esecutive si deve attingere prima dai militari di Truppa, e solo residualmente — nei limiti strettamente necessari — dal personale Graduato.
Un principio di esternalizzazione che questa Organizzazione rivendica da sempre, denunciando una prassi ancora diffusa in troppi Comandi: destinare alla cura del verde e alle incombenze più umili colleghi Graduati di lunga anzianità, chiamati invece a compiti ben più rilevanti per l’operatività della Forza Armata. Di questo principio, nel nuovo dispaccio, non c’è traccia. E ciò che non è scritto, si sa, diventa troppo spesso lettera morta nell’applicazione quotidiana dei singoli Comandi.
SIM Marina non chiede concessioni ma coerenza e valorizzazione del ruolo
Chiede che la tutela si estenda a chi ha maturato anzianità di servizio, non solo a chi ha raggiunto l’ultimo gradino. Chiede che il principio dell’esternalizzazione, sancito undici anni fa, torni a essere richiamato con fermezza — e applicato davvero, non solo sulla carta, in ogni Ente e articolazione dipendente.
La Marina che vogliamo onora i suoi uomini nei fatti, non a parole. Non lascia ai margini chi ha dato una vita al servizio. E non permette che l’entusiasmo di una riforma si areni proprio dove il vento del cambiamento dovrebbe soffiare più forte.
“Il grado passa, l’anzianità resta: su questo principio, semplice e giusto, questa Organizzazione continuerà a portare avanti le proprie convinzioni. Senza tregua, senza tentennamenti.”