La vicenda dei risarcimenti per l’esposizione all’amianto nei cantieri navali e i nuovi provvedimenti sul Fondo per le vittime dell’amianto riportano alla luce una questione che non può essere confinata al passato. È una questione di giustizia, di salute e di riconoscimento del rischio professionale.
Il 30 aprile 2026 l’INAIL ha rimborsato a Fincantieri 12,6 milioni di euro, a fronte di circa 44 milioni già corrisposti dall’azienda in relazione a 59 sentenze esecutive e 99 verbali di conciliazione giudiziale riferiti al 2023. Non si è trattato, quindi, di una nuova somma liquidata direttamente alle vittime, ma di un rimborso parziale riconosciuto alla società secondo quanto previsto dalla normativa.
Il decreto interministeriale del 28 luglio 2026 ha disciplinato l’accesso alle risorse del Fondo per le annualità 2024 e 2025. Il provvedimento riguarda i lavoratori delle società partecipate pubbliche impiegati nei cantieri navali, compresi coloro che vi hanno lavorato in appalto, subappalto o somministrazione, i loro eredi e, alle condizioni previste, le stesse società partecipate.
Questa disciplina non si estende automaticamente al personale militare. Proprio per questo SIM Marina pone una domanda politica non più rinviabile: quali tutele concrete vengono garantite a chi ha corso rischi analoghi prestando servizio nella Marina Militare?
Amianto nella Marina Militare: il rischio non distingue l’uniforme
Per decenni l’amianto è stato largamente impiegato nella cantieristica e nella manutenzione navale per le sue proprietà isolanti e di resistenza al calore. Le possibili esposizioni non hanno quindi riguardato soltanto i cantieri civili, ma anche il personale impiegato a bordo delle unità navali, negli arsenali, nelle officine, negli impianti e nelle altre infrastrutture militari.
L’amianto non distingue tra un lavoratore civile e un militare. Le fibre non distinguono tra chi indossa una tuta da lavoro e chi indossa un’uniforme. Allo stesso modo, le conseguenze sulla salute non cambiano in base allo status giuridico della persona esposta.
Le patologie asbesto-correlate possono manifestarsi dopo molti anni dall’esposizione. Per questo il problema riguarda non soltanto il personale oggi in servizio, ma anche chi è stato trasferito, è passato ad altri incarichi o si trova già in congedo.
Tutela dall’amianto per i militari: i percorsi esistono, ma restano complessi
Per il personale militare esistono specifici percorsi di tutela collegati al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio. Quando ricorrono i presupposti stabiliti dalla legge, possono inoltre trovare applicazione l’equo indennizzo, la pensione privilegiata ordinaria e i benefici previsti per le vittime del dovere o per i soggetti equiparati. Lo conferma anche la modulistica pubblicata dal Ministero della Difesa.
L’esistenza di questi strumenti, tuttavia, non rende automaticamente semplice il riconoscimento di una patologia correlata all’amianto. Quando sono trascorsi decenni, ricostruire le mansioni svolte, gli ambienti frequentati e le condizioni nelle quali il servizio è stato prestato può diventare difficile. I militari e le loro famiglie possono così trovarsi ad affrontare procedimenti amministrativi, medico-legali e giudiziari lunghi e frammentati.
Servire il Paese non può significare avere meno tutele. La specificità del servizio militare dovrebbe imporre allo Stato una maggiore attenzione verso chi è stato esposto a rischi professionali particolarmente gravi.
Mappatura storica delle esposizioni all’amianto nella Marina Militare
Per SIM Marina è arrivato il momento di passare dalle dichiarazioni ai fatti. È necessario avviare una mappatura nazionale delle potenziali esposizioni all’amianto che hanno interessato il personale della Marina Militare nel corso degli anni.
La richiesta non riguarda un semplice censimento dei materiali eventualmente ancora presenti. Occorre ricostruire la storia delle possibili esposizioni del personale, mettendo in relazione i documenti tecnici, amministrativi e sanitari disponibili con le sedi, le unità e i periodi di servizio.
La ricognizione dovrebbe comprendere almeno:
- le unità navali, gli arsenali, gli stabilimenti, le officine e le altre strutture nelle quali sia stata documentata la presenza di amianto;
- i periodi interessati e lo stato dei materiali contenenti amianto;
- le lavorazioni, le mansioni e gli ambienti nei quali poteva verificarsi il rilascio o la dispersione di fibre;
- gli interventi di manutenzione, confinamento, rimozione e bonifica effettuati nel tempo;
- le informazioni di servizio necessarie a individuare il personale potenzialmente coinvolto.
Una banca dati storica costruita su elementi verificabili permetterebbe di conservare la memoria del rischio e di offrire una base documentale utile ai controlli sanitari e alle procedure di riconoscimento. Non per creare allarmismo, ma per garantire conoscenza, prevenzione e certezza dei diritti.
Sorveglianza sanitaria per il personale esposto all’amianto
Non basta riconoscere il danno quando ormai è troppo tardi. Proprio perché alcune patologie possono comparire a distanza di decenni, la tutela non può iniziare soltanto nel momento in cui si manifesta la malattia.
Per il personale che risulti potenzialmente esposto sulla base di una ricostruzione documentata, SIM Marina chiede una sorveglianza sanitaria efficace e continuativa, che non si interrompa con il trasferimento, il cambio di incarico o il congedo. I controlli dovranno essere definiti dagli organismi sanitari competenti in relazione alle condizioni e ai periodi di possibile esposizione.
La memoria del rischio deve diventare uno strumento di prevenzione. Chi ha prestato servizio in determinati ambienti deve poter conoscere le informazioni disponibili e sapere a quali percorsi sanitari e amministrativi può accedere.
Le richieste di SIM Marina per la tutela del personale
SIM Marina ritiene necessario garantire:
- la ricostruzione e la conservazione delle informazioni sulle esposizioni professionali;
- una sorveglianza sanitaria efficace e prolungata nel tempo;
- procedure semplici e uniformi per il riconoscimento delle patologie correlate al servizio;
- assistenza concreta al personale in servizio, a chi è in congedo e ai familiari;
- il pieno riconoscimento dei periodi e delle condizioni di esposizione accertati;
- adeguate forme di tutela previdenziale, assistenziale e risarcitoria;
- la certezza dei diritti anche per gli eredi di chi non è più in vita.
Non è accettabile che un militare o una famiglia debbano affrontare da soli un percorso burocratico e giudiziario lungo anni per dimostrare circostanze che dovrebbero poter essere ricostruite attraverso gli atti conservati dalle amministrazioni.
Amianto e Marina Militare: la questione deve arrivare al Governo e al Parlamento
Il Fondo per le vittime dell’amianto dimostra che il legislatore ha riconosciuto la necessità di strumenti straordinari per affrontare le conseguenze delle esposizioni nella cantieristica navale. SIM Marina ritiene che lo stesso principio debba trovare una risposta specifica anche all’interno del comparto Difesa.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo equità. Se lo Stato interviene per tutelare determinate categorie di lavoratori civili esposti all’amianto, deve interrogarsi anche sulla condizione di chi ha svolto attività analoghe in ambito militare, spesso in condizioni operative e ambientali particolarmente gravose.
SIM Marina chiede quindi al Governo e al Parlamento di indicare quali misure intendano adottare per garantire al personale della Marina esposto all’amianto e ai suoi familiari una tutela effettiva, tempestiva e adeguata.
È necessario aprire un confronto con il Ministero della Difesa, con la Marina Militare, con l’INAIL per gli aspetti di competenza e con le istituzioni parlamentari, affinché venga verificato il quadro delle esposizioni pregresse e siano individuate forme di tutela più efficaci.
La specificità militare deve tradursi in diritti concreti
Da anni si parla di riconoscere la specificità del personale militare. Ma la specificità non può essere soltanto una formula inserita nelle leggi o nei documenti istituzionali: deve tradursi in diritti concreti.
Deve significare che, quando un militare affronta un rischio professionale particolare, lo Stato ne accerta le conseguenze e mette a disposizione strumenti di prevenzione, assistenza e tutela adeguati. La salute di un marinaio non vale meno della salute di un lavoratore civile e la divisa non può diventare una barriera nell’accesso ai diritti.
SIM Marina non intende abbassare la guardia. La questione dell’amianto deve entrare stabilmente nell’agenda del sindacalismo militare. Non possiamo aspettare che siano le malattie, fra dieci o vent’anni, a riaprire il problema: la prevenzione deve cominciare oggi e deve cominciare dalla conoscenza.
Chi ha servito il Paese a bordo delle navi, negli arsenali e nelle strutture della Marina ha diritto a sapere quali rischi ha corso, ha diritto a essere tutelato e, quando il servizio ha lasciato conseguenze sulla salute, ha diritto a non essere lasciato solo.
La salute dei nostri marinai non è una concessione. È un dovere dello Stato.



